mercoledì 11 novembre 2009

Waiting for something more...

Time Flies






Non che la mia mente perda mai tempo su questo errore di un attimo protratto per mesi, ma oggi ho guardato la data e ho pensato "oh, un anno". Già, è passato un anno, e, insieme a lui, è passata anche tanta, tantissima acqua sotto i ponti da allora.




Boh, che dire... Sembra ieri, sembra un millennio fa, sembra realtà, sembra illusione. Sembra. In realtà non è nulla, se non un amaro segno nella memoria, uno un po' più piccolo sul cuore. Mi guardo indietro con tanta, tanta indifferenza. Quanto basta di rabbia, un po' di orgoglio dimenticato... e la consapevolezza che ciò che è stato dopo, ciò che è adesso... non sarebbe mai stato... forse nemmeno io sarei mai stata quello che sono ora... Che poi, cosa sono ora? CHI sono ora? Ma quella è altra storia... Tanto la risposta dubito arriverà in tempi brevi, se mai arriverà.




Il fatto è che quell'errore, quell'ingenua illusione, quella sofferenza così profonda da non riuscire ancora oggi a spiegarmi come facesse a non avere radici... tutto questo è servito a qualcosa.




Altro dolore, altro amore, altri innumerevoli giri di orologio ne sono susseguiti. Stesso destino di un'altra storia, ma della stessa persona. Quella stessa persona che un giorno di giugno iniziò a scrivere in questo blog, chiedendosi proprio in quel di novembre dove si sarebbe ritrovata. Ecco dove mi sono ritrovata. Esattamente dov'ero prima: esattamente davanti a questo schermo, seduta a questa scrivania, muovendo le dita su questa tastiera.




È cambiato poco, non è cambiato nulla, sono cambiate molte cose. Dipende un po' da che prospettiva si decide di guardare la situazione. E anche dal giorno, o meglio, dal secondo in cui lo si fa.


Non lo so, mi è difficile fare una sorta di bilancio, di grafico delle entrate e delle uscite, o magari indicare, con una semplice freccia rossa rivolta verso il basso o una verde rivolta verso l'alto, come si fa in Borsa, se ora "va meglio" o "va peggio".


Diciamo soltanto che VA, ed è già qualcosa. Io e il futuro non andiamo molto d'accordo. La massima proiezione che posso avere di me stessa nel futuro è più o meno di 6-7 giorni. Oltre c'è il vuoto. Quindi sapere che sono ancora qui, in un modo o nell'altro, non è di poco conto.




Che dire, faccio un passo avanti e ne faccio tre indietro. A volte la mia testa spunta fuori da questa fossa, ma il corpo rimane immobile, ed io rimango mera spettatrice di qualcosa che non so, qualcosa che non è mio e che non so nemmeno se voglio che lo sia.




Il prossimo anno chissà dove sarò...






The broken clock is a comfort, it helps me sleep tonight,


maybe it can stop tomorrow from stealing all my time...


And I am here still waiting, though I still have my doubts;


I am damaged at best, like you've already figured out...

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