martedì 17 maggio 2011

Carefree

Rainbow Lights

Sono giornate strane queste... Strane nel senso che sono più spensierate del solito, e per me non è cosa comune. Saranno gli amici, sarà la musica, sarà l'estate alle porte, chissà...

Sì, ho bisogno di soldi, sì, devo trovare un'occupazione e sì, una ragazza NELLA mia vita non farebbe male. Però tutto sommato, "I'm dealing". Per quel che vale, ovviamente, vista la mia tendenza alla lunaticità...



Ci sono momenti in cui le cose sembrano pesare di più e altri in cui sembrano pesare meno. Mi trovo spesso a chiedermi quale sia il momento in cui sono dotata di una visione più lucida e oggettiva. La risposta non ce l'ho, ma evidentemente la speranza è che il peso gravoso che hanno certe cose sia solo un'illusione, che in realtà nulla sia insuperabile.



In questo periodo ho solo voglia di cantare, ballare, fare casino!!! La musica in questo periodo è fantastica... Si prospetta un'estate scintillante... e non ci avevo mai pensato prima d'ora...!



Ora è meglio che vada a nanna, sono le 4.19 e domani sono occupata buona parte della giornata... Adios!






Dance the night away, 

live your life and stay young on the floor...

Dance the night away, 

grab somebody, drink a little more... 

Lalalalalalalalalalalalalala, 

tonight we gon' be it on the floor! 

Lalalalalalalalalalalalalala,

tonight we gon' be it on the floor!


mercoledì 4 maggio 2011

Vuoto

La verità è che grazie a te, mediante te, IN te, io ho visto l'infinito. L'infinito, capisci? In un mondo dove faccio fatica a vedere da qui a lì, in cui nulla sembra avere un senso, dove avere una sola ragione per aprire gli occhi al mattino sarebbe già un lusso... tu mi hai fatto vedere l'infinito. Quella cosa così grande che, al di fuori di te, non sono mai riuscita nemmeno a concepire.




Poi, d'un tratto, il buio. Scaraventata via. E quando a volte capita di rientrare, per caso, per sbaglio, un po' per necessità, in quella bellissima visione, reale o immaginaria che sia, non posso fare a meno di provare un immenso senso di vuoto. Il vuoto è la cosa peggiore di tutte. Peggiore della rabbia, peggiore della tristezza, peggiore di tutto. E lo è perché è l'unica altra cosa infinita che io conosca. Il vuoto non ha profondità, non ha colore, non ha dimensione. Il suo peso non ha limiti.




Mi hai abbandonata col tuo esatto contrario. Un vuoto che non sono sicura riuscirò mai a colmare.






You're still running through my veins and I can't get enough, but I'm dealing...

giovedì 28 aprile 2011

Getting up that Great Big Hill of Hope

Spesso mi chiedo cosa sto cercando, e se quello che sto cercando esiste davvero o se la sua esistenza inizia e si conclude con il mero scopo di essere cercato da me all'infinito.



Provo una paura talmente enorme che l'unico motivo per cui non la definirei "terrore" è l'aura di assoluta passività che sembra avvolgerla.



Il tempo, o meglio, tutto ciò che esso si sta a fatica trascinando dietro, mi ha resa impermeabile all'affetto e, contemporaneamente, dipendente da esso.



Ammetto che mi risulta molto difficile, se non impossibile, riuscire anche solo a concepire l'idea di poter essere, per qualcuno, più di una semplice creatura strana e intrinsecamente carina, degna di studi particolari dettati più dalla curiosità che da qualsivoglia altro stimolo.



Mi dà fastidio che la gente apprezzi, ammiri, talvolta persino ami (benché quella parola stia bene attenta a non avvicinarsi a me e a starmi alla larga) proprio ciò che io, di me, spesso non riesco a sopportare.

Mi sento un po' come una sorta di strano esemplare di una peculiare specie in via d'estinzione, esposto imbalsamato nella vetrinetta di un museo di storia fantascientifico-futurista, con tutto il mondo che passa e guarda, anzi, fissa. La maggior parte si rincammina indifferente dopo qualche istante, alcuni ridono incuriositi, altri si girano e fanno mezze smorfie schifati, e poi ci sono quelli che pure si mettono a parlarmi, ben coscienti del fatto che io non posso ascoltarli, e quindi quasi inteneriti dalla situazione paradossale.



Penso anche che il colpo che ho preso sia stato molto più forte di quello che voglio farmi e farvi credere.



Mi sento un granello di sabbia nell'infinito vuoto cosmico.

sabato 9 aprile 2011

Life is a bitch

Amate, di me, quella stessa ingenuità che vi spinge ad allontanarvi, da me...




Se solo poteste capire che ingenuità non è, bensì disarmante, spietata, irrisolvibile consapevolezza...




Chissà come sarebbero le cose allora... Continuereste ad espirare aria nella bocca del mio corpo inerme? O forse alzereste le vostra ginocchia da terra e camminereste via, lasciandomi lì, imprigionata in quella gabbia di cui nessuno sembra avere la chiave?




Si dice che il miglior modo per dimostrare a noi stessi che siamo vivi sia ferire il proprio corpo... Il bruciore del dolore e la vista del sangue in movimento segnali inequivocabili della propria esistenza. Il problema è che io nutro un po' di dubbi sull'effettiva esistenza della mia anima, più che del mio corpo.
Traslando lo stesso principio, si direbbe che qualcosa non torna, perché io di ferite all'anima ne ho parecchie...




Spesso ho come la sensazione di essere incompatibile con questo mondo... Però di alternative, finora, non me ne sono state offerte.




Vorrei chiedere scusa a tutti coloro a cui voglio bene, e anche e soprattutto a me stessa... Ma se io sono la prima a non farmene niente delle mie stesse scuse, figuriamoci gli altri...




Spero solo che un giorno smetterò di avere paura, e che quel giorno non sia troppo tardi...

mercoledì 16 marzo 2011

Flusso di Coscienza

Questo è uno di quei momenti come non me ne venivano da un po'. Uno di quei momenti in cui mi viene la scimmia da blog, e allora eccomi qua, senza un motivo o ispirazione ben precisi.



Poche settimane fa ho compiuto 23 anni. Ultimamente mi sto trovando spesso a fare un riepilogo e a tirare le somme della mia vita, cercare di capirci qualcosa, cercare di trovarci un filo logico. Forse, osservando da dove si è partiti e da dove si è passati si può capire anche dove ci si sta dirigendo. Finora non ho avuto molti riscontri, ma chissà.



Gli ultimi mesi sono stati in qualche modo intensi. Non saprei bene dire di cosa, ma non credo che si tratti di particolari avvenimenti. A volte ci si sente pieni di qualcosa a cui non si riesce a dare un nome. Mi sono trovata a consumare molte meno parole del solito, ho preferito tenerle dentro. Forse sono loro quel qualcosa a cui non so dare un nome, chissà. So solo che mi sono resa conto, col senno di poi, che io nelle mie parole ci affogavo, letteralmente. Le parole, poi, sono molto pericolose, perché creano. Nel momento stesso in cui vengono pensate, creano. E non si sa mai cosa creino. Creano realtà, creano illusione, creano di tutto e di più. Ma una volta che questo qualcosa è stato creato, non si può cancellare, non del tutto. È per questo che molte le sto tenendo dentro. Ma sono embrioni, sono parole che non devono per nessuna ragione nascere. Non le devo nemmeno immaginare. E guardate che non è facile, proprio per un cazzo.



Le parole sono armi. Lo sono state le mie, e ancora di più quelle degli altri. Pare però che in giro le munizioni siano piuttosto economiche, mentre per me sono sempre costate un occhio della testa. Ad ogni modo, sarebbe bene che il mondo sapesse che io faccio collezione di tutti i proiettili che mi hanno colpita. Non li butto via, no, nemmeno uno. Li conservo tutti. Tutto sommato sono pure carini messi lì, tutti in fila. Fanno la loro porca figura, non c'è che dire. Ci sono quelli tutti colorati e scintillosi, quelli grigiastri e arrugginiti, quelli neri come la pece, quelli bianchi neve fuori e completamente marci e putridi dentro. Ce n'è per tutti i gusti. Io per poter usare questi stessi tipi di parole sarei costretta sicuramente a sborsare cifre da capogiro.



Forse è per questo che io non le ho mai sparate a cazzo, senza cognizione di causa, senza intenzione, ma sempre e solo per assoluta, pura, sincera convinzione. Non pensavo che "mi prendi troppo sul serio" volesse dire questo. Eppure avrei dovuto capirlo. Eppure forse un po' me lo sentivo anche.



Ci sono tante canzoni che faccio fatica ad ascoltare in questo periodo. Troppe, per i miei gusti. Ora che ci penso, facevo fatica ad ascoltarle anche prima. Ma è una fatica diversa. È un dolore diverso. Persino le stesse canzoni sembrano essere diverse.



La pioggia fuori dalla finestra batte forte su teli di plastica. Il suo suono ricorda quello di una mitragliatrice. Chissà se questa pioggia particolare brucia come bruciano le lacrime sul viso.

Ma non ora. Altri tempi, altre vite. A volte anche questa. Ho spiato sublime dal mio quadrato sul mondo questa stessa pioggia tante, infinite volte. Stanotte la voglio ignorare. La ignorerò fino a domani, quando, ingenua come una bambina, penserò che un ombrello sarà abbastanza per ripararmi da lei, e mi ci butterò dentro, senza paura. E, forse, avrò anche ragione.



Ché alla fine è proprio la paura a fare la differenza. Ricordo di aver pubblicato un mio pensiero sulla paura su questo blog, qualche tempo fa. Mi ha sempre tormentato la paura. Ci convivo da un tempo non ben definito, un tempo che non riesco bene ad inquadrare e che, forse, equivale a sempre. Devo dire che è diventato un coinquilino alquanto fastidioso, e spero di potermi affittare presto ad uno nuovo.



Nel frattempo, vi lascio, ché qui è molto tardi, tanto per cambiare. A volte ho come l'impressione che nel mio mondo siano sempre e solo le 5 del mattino. Il domani si fonde all'oggi che si fonde allo ieri. Hmmm, tutto ciò mi è famigliare.



Buone ore, gente.



venerdì 4 marzo 2011

Epistolarmente...

Non credere che sia facile, perché non lo è, non lo è stato mai. Almeno per me. Pensavo di poter dire la stessa cosa di te, e invece ho ricevuto ciò che più temevo: l'indifferenza.

E ti ringrazio per questo, perché ciò che non interessa a te non interessa manco a me. Non più. Non così tanto. Non... Mi sono trovata ad apprezzare molto gli anestetici ultimamente. Se potessi parlarti, ti direi che forse un giorno ci rincontreremo. Ti direi che spero che prima di quel giorno avrai capito. Ti direi che mi dispiace per tutto questo. Ti direi che ciò che arde si consuma, fino a diventare cenere, fino a scomparire. Ti direi che avevi ragione: un giorno, mi avresti deluso. Ti direi che, nonostante quel giorno, ancora ti penso e ancora so, dentro di me, di volerti bene. Ti direi che gli opposti si attraggono, e ti direi che gli eguali si respingono. Ti direi che le tue confidenze non sono andate perse, e che continuerò a custodirle, perché sono preziose, anche se ora non lo ricordi, o non lo vuoi ricordare. Ti direi che ora mi voglio un po' più bene, e ti direi che spero abbia imparato a farlo un po' anche tu. Ti direi: "ciao"...

venerdì 7 gennaio 2011

Random

Confusion



Amore, odio, attrazione, parole, silenzi, sensazioni... boh? Tanto alla fine è tutto uguale. Tanto alla fine, pensandoci meglio... è il sorriso che mi fotte. O forse è anche altro. O forse chissenefrega, tanto questo è un gioco in cui il risultato non cambia variando i fattori, ma cambia variando l'ordine degli stessi. Sì, proprio così, a scuola ti dicono solo delle grandissime stronzate sulla matematica. O forse la grandissima stronzata è provare ad infilare la vita in un'equazione.

Però, dai, non è possibile... Se guardi la vita attraverso la lente delle emozioni sei un ingenuo illuso buono a un cazzo, se lo fai attraverso la lente del raziocinio sei un cinico frustrato di merda... E vaffanculo, cazzo! Una via di mezzo? Può darsi. Solo che io comincio seriamente a non capirci più un cazzo. E scusate tutti questi "cazzi" che girano per il post, ma oggi è così. No, perché, seriamente... Da una parte ti dicono che sei speciale, unica, come-te-non-ce-ne-sono, dall'altra ti dicono che devi cambiare, perché così non va, così non vai da nessuna parte, così ti bruci. E io lo so, lo so che hanno ragione, lo so che lo dicono perché mi vogliono bene. E meno male che c'è qualcuno che mi vuole bene a 'sto mondo, perché io spesso credo di non volermene abbastanza, o forse proprio per niente. Ma il punto è: COME. Come posso cambiare e restare me stessa? Come posso amare ma con riserva? Come posso diventare adulta e rimanere bambina?

Lo dico per l'ennesima volta: cazzo. Io - non - ci - capisco - un - cazzo. Volevo metterci un "più" in quella frase, ma non avrebbe avuto senso, perché io non ci ho MAI capito un cazzo.

E con questo chiudo, ché anche stanotte ho fatto mattina e mi girano le palle.




I'm standing on a bridge,

I'm waiting in the dark,

I thought that you'd be here by now...

There's nothing but the rain,

no footsteps on the ground,

I'm listening but there's no sound...



Oh, why is everything so confusing?

Maybe I'm just out of my mind...

Yeah yeah yeah...



Isn't anyone tryin' to find me?

Won't somebody come take me home?

It's a damn cold night,

Trying to figure out this life,

won't you take me by the hand,

take me somewhere new,

I don't know who you are,

but I... I'm with you...

I'm with you...