giovedì 22 aprile 2010

Straitjacket Feeling

Moving On...






Cerco di arrampicarmi e scalare a fatica, con tutte le mie forze, lo scivoloso monte della rabbia, della razionalità e dell'amor proprio. Voglio riuscire ad arrivare in cima e prendere un lungo respiro a pieni polmoni.




Perché mi odio così tanto da spacciare la resa per orgoglio, salvo poi deliberatamente farmi del male di nascosto, sperando sotto sotto che qualcuno se ne accorga comunque prima o poi.




C'è una cosa che proprio non sopporto, si chiama "ambiguità". E con questo termine non intendo l'ascoltare sia la musica Rock sia la Dance, il vestirsi in modo queer o robe così. Quella si chiama "apertura mentale", ed è ben altra cosa. L'ambiguità è prerogativa di tutte quelle questioni per cui o si è bianchi o si è neri, o è così o è pomì, e le vie di mezzo non possono essere contemplate.


Forse sbaglio io a considerare certe cose come facenti parte del secondo gruppo piuttosto che del primo, però io sento di essere nel giusto. Bisogna essere chiari, se non con le parole quantomeno nei fatti.




Voglio essere positiva. Sono un po' sul filo del rasoio, le forze in magazzino sono molto scarse, ma sono stata molto peggio. Sto testando la mia resistenza. L'estate sta per arrivare ed io voglio non dico abbracciarla, ma quantomeno accennarle un "ciao".


All'orizzonte ci sono tante cose, fosse che almeno mezza si realizza e magari anche nel modo giusto? Voglio crederci.






And when that memory slips away,


there will be a better view from here


and only lonesome you remains


and just the thought of you I fear, it falls away...

sabato 17 aprile 2010

Untitled

Dice






E mi vergogno come un cane, anche se forse non dovrei. In fondo, a volte, riesco ancora a ritrovare l'orgoglio, o forse, più semplicemente, la dignità.




Chissà quali sono i pensieri, come ci si sente. Io non ho mai provato nulla di simile, e forse non lo farò mai. Forse questa cosa l'ho inventata io. Vabbè, allora sarà il mio bambino. Forse l'unico che, nonostante tutto, sì, nonostante tutto, cazzo... voglio avere. È una femmina, vedeste che begli occhioni che ha.




Come faccio a scrivere con questa sorta di dolce tortura auto-inflitta non lo so. Ma ha un non-so-che di suggestivo. Ma non andate troppo in profondità o potrebbe trasformarsi in schizofrenico, ossessivo, autolesionista e forse anche qualcos'altro.




Ieri mi hanno detto tante cose. Ma cosa ti salta in testa? Certe cose sono impensabili! Già, sono impensabili. E allora rilassiamoci. Metto su un remix zarro di Lady GaGa e il mondo all'improvviso diventa rosa e tanto, tanto leggero.




Sì, anche stanotte si è fatta mattina, e sì, anche stanotte avevo detto che sarei andata a dormire più di tre ore fa. E ora eccomi qui a vomitare lo strato superficiale della mia anima. Sì, solo quello. Se mi sporgo per vedere oltre potrei cascare e finire risucchiata in un buco nero di cui non so, e non voglio sapere, le dimensioni.




Ah, l'anima. Che bella parola. Credo di vederla un po' come il punto d'incontro tra cuore e cervello, la loro fusione. Un po' come accade per la Coca-Cola e il rum. Le due cose da sole non sono poi un granché ed hanno un sapore strano e fastidioso, ma se le metti insieme... magia!!! Si crea qualcosa di buono, che vuole farti dimenticare. O ricordare. O entrambe le cose allo stesso tempo. Okay, ho davvero appena paragonato l'anima ad un Cuba Libre??? Forse è segno che devo andare a letto. Sì, è proprio meglio che vada...




Ah, post scriptum... Visto che mi rendo più o meno conto di aver superato persino me stessa quanto a non-sense (apparente!), vi butto giù due curiosità pseudo-utili (leggesi "stronzate") che forse non vi faranno totalmente rimpiangere i 5 minuti appena passati della vostra vita.


Cominciamo:


- Ricky Martin è GAY!!! :O


No, seriamente.


- È stata creata una rivista porno per ciechi. Le figure sono riprodotte in Braille; e questa meraviglia costa la modica cifra di 225 dollari canadesi.


- La Corte Costituzionale ha deciso di posticipare il tutto mollando la patata bollente a qualcun altro, perché è Aprile e tra poco farà caldo e arriveranno i veri problemi importanti (come la prova costume, il tipo di crociera da scegliere e le città che non sono mai state così vuote/calde/inserire-aggettivo-sensazionalistico-a-vostro-piacere), che ci faranno dimenticare questi noiosi pettinamenti di bambole riguardanti i diritti umani, o come li chiamano.


- Nel frattempo, Obama ha detto che, d'ora in poi, negli Stati Uniti, non dovranno più verificarsi scene drammatiche per cui una donna non può nemmeno dire addio alla persona che ama e che è sul punto di morte, solo perché questa persona ha la colpa di essere anch'essa donna. Come dire, paese che vai...


- Se la vostra vita sessuale non è un granché, potreste prendere in considerazione l'idea di comprarvi una Wii. Vi basterà cadere in un modo strano e ledervi un nervo, che la cosa potrebbe portarvi ad una "sindrome da eccitazione sessuale persistente" (leggesi "orgasmi multipli ad ogni minima vibrazione o contatto particolare"). È successo ad una ragazza di 24 anni.


- Ora è la seconda volta nell'arco di poche ore che dalle mie casse, all'improvviso e senza motivo, esce fuori Gerry Scotti che mi parla di luce e gas, con tanto di effetto eco/sdoppiamento. Il tutto seguito da minuti e minuti di rumori inquietanti che assomigliano al picchiettio su un vetro. Come se avessi un omino dentro al PC che vuole uscire. Chissà, forse è Clippy che si è rotto le palle di passare la sua vita a dare consigli idioti a persone idiote che non sanno usare un programma idiota come Word...




Bene, per oggi/ieri/o-quello-che-diamine-è è tutto. Se siete arrivati davvero a leggere fin qui vi regalerò un peluche puccioso. Ora si va a nanna, ché tra meno di 3 ore ci si rialza.




Baciozzi!






Just a second, it's my favorite song they're gonna play,


and I cannot text you with a drink in my hand, eh?


You shoulda made some plans with me, you knew that I was free,


and now you won't stop callin' me - I'm kinda busy!

lunedì 5 aprile 2010

Un altro inizio

Ricominciare...






Ha un sapore strano questo giorno. Quasi ne dimenticavo l'importanza, troppo persa dietro alla parola "Pasqua".


E forse non è cambiato nulla, forse è cambiato troppo. Eppure da allora il mondo non è più lo stesso e il mio cuore è stato in posti che i miei occhi non possono o non riescono a vedere.




Quante parole sono state dette, scritte... quante sono andate perse, dimenticate, ingoiate. E quell'estate mai nata, vissuta nel futuro, come il resto della vita; quelle canzoni troppo belle e spensierate per poter essere ascoltate da me. Quelle strade che forse non esistono e quei racconti che solo nei films troveresti. La nostalgia del mai vissuto e la malinconia di un respiro dissociato, di un battito non percepito.
Quella fusione di realtà e fantasia, presente e futuro, dubbi e certezze. Quella consapevolezza di impotenza, quella sensazione di lucida follia. Quella voglia di scappare via lontano e quei piedi di piombo ancorati all'asfalto. E quelle ore passate e finite chissà dove, lontano da me e da chiunque altro. Quei pensieri insistenti, quelle immagini ingannevoli. Quella leggerezza che non tornerà mai più.
L'alienante trasporto di qualcosa che non c'è. Il mio essere lunatica e il mio vivere al minuto. Quegli attimi di felicità apparente e quel bisogno di evadere, di uscire dal proprio corpo.




Quattro stagioni dopo, le sensazioni sono le stesse. Al mio bagaglio si sono aggiunti una inquantificabile stanchezza, un cassetto pieno di parole dette e non dette (i due tipi accuratamente divisi in due reparti separati che però a volte si mischiano), un filo d'esperienza, qualche bella persona, due libri importanti, una manciata di banconote, un po' di vestiti, una lettera senza possibilità di ritorno e tanti biglietti del treno; il tutto in ordine assolutamente casuale.




E ora la vita mi sta ancora una volta presentando il conto, ed io non sono sicura di quanto, come e cosa pagare. Ma ho il brutto presentimento che, in ogni caso, pagherò. Speriamo almeno che l'investimento ne sia valso la pena. E dopo... dopo si riparte, per l'ennesima volta.




Quando non conosci la tua meta, questa ti appare sempre lontana. Ma quando sei lontano, davvero lontano, ogni passo che farai, qualsiasi sia la sua direzione, sarà sempre verso il tuo obiettivo. E chissà che, avvicinandoti, finalmente non riuscirai a vedere che cos'è...


Intanto, so che devo camminare. Al resto penserò dopo.






Niente mi porterò,


solo vento tra le mani,


più leggera sarò,


sospesa...




Sorriderò prima di andare,


basterà un soffio e sparirò,


forse sarà pericoloso,


forse sarà la libertà...




Solo il cielo avrò sopra di me,


solo il cielo avrò sopra di me...




Ricomincio da qui,


da un'effimera illusione...


Mi risveglio e ci sei,


ancora tu...


qui...

lunedì 22 marzo 2010

In Vino Veritas

Movie Theater






No, non aspetterò oltre. Questo posto mi manca. Ho fatto un giro un po' più lungo del solito nel mondo là fuori, e adesso sento la nostalgia del mio mondo. Così diverso. Eppure ne fa parte, come un sottoinsieme. Il mondo è anche il mio mondo. Va bene, e allora dove sta? Avrà anche lui una sua materializzazione o è soltanto un piccolo embrione, un aborto spontaneo?




Non lo so. A volte mi sento un po' come in un film. Solo che i film hanno sempre una trama già scritta, e i personaggi sanno sempre cosa fare e cosa dire, e anche quando non dicono o fanno niente, sembra sempre che stiano facendo la cosa giusta comunque, che tanto il film dura due ore e sicuramente qualcosa entro quel tempo succederà e cambierà. E con molta probabilità ci sarà un lieto fine, che però non sarà un fine (ma perché cazzo "fine" diventa maschile solo perché è lieto? Che è, da femmine non si può essere liete forse?) perché durerà forever and ever. Ed è tutto più romantico, drammatico e sensato quando parte la musica ad effetto nelle scene clou. E tutti aspettano il proprio turno per parlare, nessuno si interrompe o non capisce quello che gli è stato detto (avete mai sentito un "eh? Scusa, puoi ripetere?" in un film?).




E quindi, vi direte, che cazzo c'ha in comune la tua vita con un film? Nulla. Forse mi piace credere che c'abbia qualcosa per rassicurarmi, per potermi aspettare il lieto fine o la bella musica in tutti i momenti.




Bè che a volte la bella musica non basta. Ieri sera ce n'era per così di bella musica, ma c'erano anche troppi cromosomi Y per i miei gusti. No, non sono misandrica. E non mi piace neanche generalizzare. Ma è assolutamente indubbio che le donne abbiano un qualcosa in più. Non posso e non voglio dargli un nome, non è una marcia, non è intelligenza, non è sensibilità. O forse è tutte e tre le cose e anche di più. Non so cosa sia, ma ce l'hanno. O forse è soltanto che sono davvero, ma davvero lella. Ma non c'entra un cazzo, ne converrete con me. Bè, comunque... Inutile dirvi il senso di schifo che ho provato, specialmente una volta che le luci si sono spente ed è calato il sipario. Diciamo che certi limiti sono stati violati un filo oltre la soglia di tolleranza. E se prima avevo semi-certezze, ora... lo potete immaginare.




Alla prossima, gente.




Ciau!






I wish that life was like it is in the movies,


'cause the hero always gets his way...


No matter how hard it gets on that dark lonely road,


at the end he's got a smile on his face...


But when they threw me out to the lions,


no one saved me as I fell from your grace...


And no one wrote me new lines for what I said wrong


and what I did wrong I could not erase...




This is real life,


this is real love,


this is real pain, that much I'm sure of,


these are real tears,


these are real fears inside that I can't hide...


This is real life,


this is real love,


these are real wounds I'm bleeding from,


and I realize this is real...

sabato 13 marzo 2010

· · · — — — · · ·

Nulla anestetico per il mio peccato mortale, naturale...

venerdì 26 febbraio 2010

Come la fortuna...

Pieces of the Puzzle






CHE PALLE 'STO BLOG. Mi sono resa conto che finisco da queste parti ogni volta che non ce la faccio più e sento il bisogno di sfogarmi. Quindi collego questo posto a tutti i casini che ho, e siccome non sopporto più tutti i casini che ho, sto finendo per non sopportare più nemmeno questo blog. Ma vabbè. Non sopporto manco me stessa, eppure talvolta ci vado pure d'accordo, quindi che volete che sia qualche pensiero negativo sul blog. In fondo gli voglio bene.




Stasera sono uscita, pizzata fuori per una "serata girls", o come la chiamano. Alla fine non è stato male, ma non bisogna mai dimenticare che in tali circostanze l'argomento "uomini" è d'obbligo, e quindi meno male che davanti a me avevo la pizza da osservare intensamente, e meno male che c'è stato Sanremo. Perché Sanremo è Sanremo, e almeno ti dà qualcosa di cui parlare che non vada in quel senso. Sì, perché andare contromano è brutto, pericoloso e ti fa sentire una cogliona. Poi ce n'era una che sembrava stare tra le due carreggiate e guardarsi a destra e a sinistra cercando di decidere in quale senso andare. Mi guardava anche strano... Boh, saranno impressioni.




Anyway, è un periodo davvero sfigato, questo. Ma di quelli sfigati con un pizzico d'ironia, che ti fa sembrare di essere in una sit-com comico-drammatica dove l'impensabile accade al momento più sbagliato, più che in una vita reale.




Boh, non lo so. Credo che, comunque, alla fine il vero problema sia che fatico a trovare un senso a tutto ciò, a tutto questo. Fatico anche a darlo, un senso. Sì, certo, questa è altra storia. Ma è la mia storia. Una storia che mi sembra un po' come le storie di tutti quei libri che ho nella mia vetrinetta: piacevoli, potenzialmente belle, ma, per qualche ragione, lasciate a metà.


Ma forse è proprio quello il mio errore. Pensare, anche inconsciamente, che, in qualche modo, sia già tutto scritto. E allora che senso ha andare avanti a leggere? Troppa pigrizia e troppa paura per farlo. Ma io sono la scrittrice, non la lettrice. Dovrei capirlo. E invece mi trovo ad essere la giocoliera delle parole che non riesce a dare un nome a nulla. La cantante del silenzio, che è l'unica cosa che riesce a dire tutto ciò che c'è da dire.




Se è vero che tutto accade per un motivo, ho davvero di che preoccuparmi.






È assurdo pensare che a volte le cose


non vadano bene e vadano rese...


È assurdo pensare che giunti a un traguardo,


neanche ci arrivi e diventa un ricordo...


E paradiso è la nostra memoria,


per non perderla mai più,


mai più...


E penso alle risate, a quanta gioia,


che non toccheranno mai,


nessuno mai...

giovedì 11 febbraio 2010

Paranormal Passivity

L'Urlo






Faccio l'amore con sogni dall'aria confusa e annebbiata, la realtà mi schiaffeggia, e non capisco se sia cattiveria gratuita o benevolenza, voglia di svegliarmi.




A volte mi chiedo quando tutto sia iniziato... non riesco davvero a trovare risposta. È come un gomitolo di fil di ferro, così sottile da essere tagliente se si prova anche solo a guardarlo troppo a lungo. Eppure ero io. Dovrei ricordarlo bene.


Non posso neanche guardare avanti. Non riesco più ad immaginare, non ce la faccio.


Il presente mi scivola addosso come un fiume sulla roccia, che lentamente logora, senza farsi notare.




Mi sono costruita tante gabbie, una dentro l'altra. Come in un frammento di vita eterna ma mai iniziata, perennemente fermo, dove tutto è immobile e i suoni non esistono, non posso permettermi neanche di urlare.




Una faccia che non ha mai voluto indossare maschere; tempo e intemperie si sono scagliati su di lei sradicandone via tutti i connotati, le espressioni, le emozioni. Rimane solo un teschio, senza volto, senza identità. Vuoti i suoi occhi, morta la sua pelle. Grigna sempre; a volte sembra una risata, altre una smorfia di rabbia. Ma non è più in grado di piangere.






Antefatto:


Alla finestra, il cemento si erge pieno di grigio orgoglio, e un cielo blu notte mi osserva timido, nascosto dietro di lui. Le parole e la musica riecheggiano forti nell'aria del mio piccolo frammento, e la sigaretta si consuma piano. Passano i minuti, butto la sigaretta ormai finita. Rimango ancora un po' alla finestra. Dal mio palazzo vedo spuntare fuori due ragazze, si tengono per mano. Penso che vorrei che si baciassero, ma che non lo faranno mai. Si avvicinano. Con le mani giocano una con le labbra dell'altra. Forse stanno parlando di trucco. E poi arriva. Timido, fugace, quasi impercettibile. Me lo starò immaginando. E poi ancora. E ancora, e ancora. Ogni volta più passionale. Braccio intorno al collo come a rivendicare qualcosa che vuole sia soltanto suo. Mi nascondo, non voglio mi vedano mentre le osservo. Riprendono a camminare; la mora quasi saltella, sembra non riuscire a contenere la sua spensieratezza. La bionda le salta quasi in braccio, avvinghiandosi a lei con le gambe intorno alla sua vita.
Girano in tondo, ridono, si dicono anche qualcosa, ma non riesco a sentirle; la musica cerca ancora di coprire il silenzio assordante. E poi spariscono, ancora avvinghiate, dietro al cemento. Forse, non lo volevo veramente. Chiudo la finestra. Chissà se le rivedrò ancora, chissà se stanno insieme... Chissà...